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Carcere di Bollate: dietro le sbarre si fa il torneo di bridge tra detenuti e cittadini comuni

"È stato un piacere vedere che la risposta da parte dei detenuti all’iniziativa è stata buona"

Il torneo

Per quasi cinque mesi hanno studiato lo sport della mente attraverso 20 lezioni organizzate dalla Federazione italiana gioco bridge (Figb) nella casa di reclusione di Milano-Bollate. Per i neobridgisti del carcere sabato 22 settembre è arrivato il momento di scendere ai tavoli per il loro primo torneo ufficiale. A rendere ancora più speciale questo appuntamento (che si è tenuto sabato 22 settembre) è la natura “mista” del torneo. Ciascuno dei neofiti ha giocato infatti insieme a un bridgista non detenuto: una dimostrazione pratica del valore sociale e formativo del bridge.

Il presidente Figb Francesco Ferlazzo Natoli e il segretario generale Gianluca Frola erano presenti insieme a Patrizia Azzoni, responsabile del settore insegnamento ed Eduardo Rosenfeld, l’istruttore che ha tenuto le lezioni da marzo ad agosto. Al termine della gara (composta da 14 mani) i neobridgisti hanno ricevuto un attestato di partecipazione al torneo e un certificato della frequenza del corso.

“Penso che ciò che ha più segnato gli allievi del corso - dichiara Francesco Ferlazzo Natoli - sia stato dover imparare a pensare come una coppia. Inizialmente, alcuni tendevano a prendere decisioni autonome, quasi in contrasto con il proprio compagno. Nel Bridge è richiesto di fare più prese possibili, quindi è fondamentale non sprecare le proprie risorse. Per vincere bisogna sapersi fidare del compagno e collaborare con lui, perciò si allena molto l’abitudine al rispetto reciproco e l’attitudine al lavoro di squadra”.

“È stato un piacere vedere che la risposta da parte dei detenuti all’iniziativa è stata buona – sottolinea Fabrizio Rinaldi, direttore reggente della Casa di Reclusione di Milano Bollate - e penso che il suo successo, in un contesto come questo, si spieghi anche per alcune caratteristiche proprie del gioco del bridge: in particolare, l’essere allo stesso tempo uno svago e un allenamento della mente; fattore quest’ultimo importantissimo per combattere la tradizionale tendenza all’ozio propria della vita penitenziaria. Un’esperienza che spero possa ripetersi”.

Fra gli sport della mente (così sono classificati gli scacchi, la dama, il go, lo xianqi – scacchi cinesi – e, appunto, il bridge), questo è infatti l’unico non individuale. Intorno al tavolo verde sono seduti quattro giocatori, che compongono due coppie. Le carte in mano ai due compagni (i componenti di una coppia) sono patrimonio comune, ma ciascuno vede solo le proprie. Per ottenere il miglior risultato, i due devono quindi imparare a collaborare al buio, basando le loro mosse solo sulla logica e sulle informazioni che riescono a dedurre dalle giocate dell’altro, quindi sulla reciproca fiducia.

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