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Campo Base di Expo. Il sindaco di Rho: «Nessun profugo. Diventerà un parco»

Romano: «Il Comune di Rho non ha mai ricevuto alcuna richiesta né da Expo né da altri soggetti. Se io l’avessi ricevuta, avrei dato il mio parere negativo»

Il Campo Base di Expo (foto Edilsider)

«Il Comune di Rho non ha mai ricevuto alcuna richiesta né da Expo né da altri soggetti. Se io l’avessi ricevuta, avrei dato il mio parere negativo». Sono le parole del primo cittadino di Rho Pietro Romano in riferimento alla polemica scaturita dall'idea di usare il Campo Base Expo di Via De Gasperi per l’accoglienza dei profughi. L'aspro dibattito era scaturito nella giornata di lunedì dopo la pubblicazione di un articolo su Il Giornale  — poi smentito dalla Procura — che faceva presagire una decisione in tal senso.

Una proposta in contrasto con gli accordi sottoscritti tra comune e Expo nel 2011 che prevedono lo smantellamento delle strutture e la consegna dell’area al municipio a titolo di compensazione ambientale. «Stupisce quindi — incalza Romano — che qualcuno, all’insaputa del comune di Rho, possa aver pensato ad un diverso utilizzo di quella struttura che è stata peraltro autorizzata come temporanea e solo per la durata dell’esposizione universale. Proprio per questo avevo già sollecitato la società Expo a fornire il cronoprogramma dello smantellamento del Campo Base ed il progetto per la realizzazione del verde pubblico in conformità alle previsioni del Pgt».

Riguardo all’emergenza profughi il sindaco puntualizza: «Creare nuovi grandi centri di accoglienza non è la soluzione. Piuttosto è necessario puntare su politiche di accoglienza capillare dei migranti e richiedenti asilo in tutti i Comuni, in modo tale da poter garantire loro un’adeguata accoglienza e fare in modo che tutti siano parte della soluzione al problema».

«Consapevole di ciò — prosegue Romano — la città di Rho sta già ospitando oltre 50 richiedenti asilo politico: più della metà in una struttura pubblica appositamente messa a disposizione e la restante in strutture private. Con questi numeri — conclude — si riescono a mettere in campo azioni di solidarietà per una vera accoglienza, così come sta avvenendo. Concentrare invece centinaia di persone in un unico luogo, peraltro isolato e poco controllabile, è per me concettualmente sbagliato e crea situazioni poco gestibili anche dal punto di vista della sicurezza».

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