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Presi i signori della droga dell'hinterland milanese

Maxi operazione dei carabinieri di Rho: sgominata banda di pusher, che arrivava a guadagnare 100mila euro a sera. In cella "Tyson": 28enne marocchino, girava con mitraglietta e machete ed era terrore dei boschi

Nelle prime ore della mattinata di martedì 28 giugno, i carabinieri della Compagnia di Rho hanno dato esecuzione a 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. di Milano (dott. Giuseppe Gennari) su richiesta della Procura della Repubblica milanese (dott.ssa Elisa Moretti).

L'INDAGINE - L’indagine, iniziata nel 2008 e condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Rho unitamente alla Stazione di Lainate, ha consentito finalmente di trarre in arresto i componenti dell’organizzazione criminale – un connubio tra magrebini ed italiani – che gestiva lo spaccio di sostanze stupefacenti – hashish, cocaina ed eroina proveniente dal Magreb – nei boschi dei Comuni di Rho, Lainate, Pogliano Milanese, Vanzago, Garbagnate Milanese e Parabiago.

CHI E' STATO ARRESTATO - In manette sono finiti 6 marocchini e 4 italiani, tutti nullafacenti e “professionisti” dello spaccio, a loro volta suddivisi in 3 diversi gruppi criminali: 1.    K. K., nato in Marocco il 01-01-83, ivi residente, soprannominato “Tyson”, capo del sodalizio criminoso in indagine, da cui dipendevano i suddetti gruppi, latitante dal 2009 ed attivamente ricercato in ambito nazionale, gia’ destinatario dei seguenti ulteriori provvedimenti restrittivi:
−    ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 20 ottobre 2009 sempre dal Tribunale di Milano – Ufficio G.I.P, in quanto indagato per rapina e tentato omicidio, sempre su indagine condotta dai militari rhodensi, risultando autore, lo scorso 09 luglio 2009, del pestaggio di A. S., 29enne connazionale, avvenuto sempre per motivi connessi al mancato pagamento di una “partita” di droga, quasi massacrato a colpi di macete;
−    ordine di carcerazione emesso il 5-10-2010 dalla Procura della Repubblica di Milano, dovendo espiare la pena di anni 7 di reclusione per rapina, estorsione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti,
rintracciato in uno stabile della via Cascina Barocco di Milano dopo giorni di mirati servizi di osservazione e bloccato dopo un tentativo di fuga;
2.    C. V., nata a Galliate (NO) il 2-10-87, ivi residente, unica donna del gruppo ma già con un marcato profilo criminale e numerosi pregiudizi di polizia;
3.    A. H., nato in Marocco 19-10-63, domiciliato a Galliate (NO), pregiudicato;
4.    S. C., nato a Novara il 08-01-84, residente a Galliate (NO), pregiudicato;
5.    L. R., nato a Cuggiono il 18-02-75, residente a Dairago, pregiudicato;
6.    C. G., nato a Legnano il 10-09-85, residente a Villacortese, pregiudicato;
7.    C. M., nato in Marocco il 01-0370, domiciliato a Vibo Valentia, pregiudicato;
8.    F. M., nato in Marocco il 01-01-85, domiciliato a Milano in zona San Vittore, pregiudicato;
9.    A. S., nato in Marocco il 01-10-82, domiciliato a Como, pregiudicato;
10.    T. J., nato in Marocco il 10-05-80, domiciliato a Biella, pregiudicato.

IL FEROCE PADRONE DEI BOSCHI - Delle indicate catture, la più importante e spettacolare è stata quella di K. K., capo di tutta l’organizzazione criminale e come detto latitante da quasi due anni. Temutissimo per la sua violenza, che gli era valsa il soprannome di Tyson, sempre armato di pistola e mitraglietta, era il padrone indiscusso dei boschi dell’hinterland, controllati dalle “sue” sentinelle armate di macete. Gestiva lo spaccio di hashish, cocaina ed eroina, riuscendo a guadagnare fino a 120.000 euro in una sola sera.

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UN AGUZZINO - Un vero e proprio “aguzzino” che si divertiva a picchiare ed insultare i suoi stessi acquirenti, alcuni dei quali obbligati anche ad ingiuriarsi da soli per avere la dose. Proverbiali le sue fughe, in alcuni casi effettuate perfino sotto le scocche dei camion. I militari rhodensi lo seguivano da vicino da mesi, monitorando tutti i suoi spostamenti dal Marocco all’Italia, riuscendo finalmente ad individuarne il nascondiglio in un condominio della via Cascina Barocco di Milano. Vistosi accerchiato, il marocchino non esitava a lanciarsi dal terzo piano, riuscendo miracolosamente a rimanere illeso ed a tentare anche un’ulteriore fuga nella vicina boscaglia.

I LUOGHI - Un’indagine che ha avuto il suo spunto iniziale dagli oltre 100 arresti in flagranza effettuati nei ultimi due anni dai militari rhodensi sempre nei boschi del territorio: “il casello” di Rho, “la sbarra” a Lainate, “la carrozzeria” a Passirana, “le piscine” a Parabiago, “la curva” a Vanzago, “il canale” a Pogliano Milanese. Una vera e propria opera di “bonifica del territorio”, che ha progressivamente consentito di individuare le direttrici di spaccio e soprattutto i soggetti che lo gestivano.
 

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